LA BATTAGLIA
Francesco I tenta di forzare dalla Lombardia l'accerchiamento in cui la Francia è venuta a trovarsi dopo che Carlo V d'Asburgo (1500-1558), oltre che la successione al trono spagnolo, ottiene anche quella alla corona austriaca con il titolo di imperatore del sacro romano impero. Le vicende di guerra, che nei primi trentasei anni del secolo fanno succedere continui mutamenti di governo del ducato di Milano, determinano un turbamento anche nel calmo processo dei lavori alla Certosa, perché continue scorrerie di bande assoldate di Francesi, Spagnoli, Svizzeri, Tedeschi, contribuiscono ad una tensione degli animi poco propizia per le serene manifestazioni dell'arte. Ormai la guerra tra la Francia e la Spagna sta per investire perfino le quiete campagne che circondano il monumento. Dal 1515 al 1521 e dal 1524 al 1525 i Francesi sono responsabili di luttuosi eventi in Lombardia.

 

Prospero Colonna, comandante le truppe della Lega, costituitasi dopo la 'Battaglia della Bicocca', tra Carlo V, il papa ed il duca di Milano, pone l'accampamento attorno alla Certosa; nel 1525 le stesse località offrono il campo per un memorabile fatto d'armi, passato alla storia come 'Battaglia di Pavia' (24 febbraio). Poiché Francesco I, fatto prigioniero dopo aver combattuto valorosamente, viene, secondo la tradizione o la leggenda, condotto al monastero visconteo, può riuscire interessante ricostruire le peripezie di quella giornata campale e l'episodio della seconda visita fatta dal re di Francia alla basilica dedicata alla Madonna delle Grazie.

 

Nel febbraio del 1525 le truppe imperiali si trovano a difendere Pavia, minacciata dall'esercito di Francesco I, il quale pone il suo quartiere generale nelle vicinanze. Per cercare di recuperare il carico di 100.000 ducati (destinato al pagamento delle truppe ed intercettato dai Francesi), i soldati dell'imperatore, la sera del giovedì grasso, decidono di penetrare nell'accampamento nemico.

 

La marcia notturna è alquanto ritardata dalla necessità di spianare la via per il passaggio dell'artiglieria. I Francesi, infatti, che si sono fortificati a Mirabello, tra Certosa e Pavia, con trincee e bastioni indispensabili per respingere gli attacchi spagnoli, appena vedono l'artiglieria nemica penetrare di sorpresa nel parco attraverso brecce praticate nel muro di cinta, danno l'allarme mettendo in fuga una sola parte di soldati italiani e spagnoli. In aiuto giungono poi da Pavia alcune truppe iberiche che riescono, sotto la guida di Don Antonio De Leyva, a catturare Francesco I ed a condurlo nell'abbazia. Il locale nel quale il monarca verrà rinchiuso si trova nel chiostro grande. La finestra della prigione, il cui ingresso è alla base della scala che conduce ai granai, è sotto la torre dell'orologio, fra le tre meridiane, allo spigolo destro della seconda. Alcune relazioni spagnole riferiscono che il re di Francia, fatto prigioniero, si mostrò calmo ed affabile e che solo percorrendo il tratto di cammino per raggiungere il monastero, si rese veramente conto della sconfitta subita: coprivano il terreno migliaia di morti fra i quali si notava il fiore della nobiltà francese. Condotto poi dagli Spagnoli vittoriosi alla Certosa, spoglio della spada, il sovrano ascoltò il versetto di un canto di umiltà intonato dai monaci raccolti nel coro: "Ego vero legem tuam meditatus, sum, coagulatum est sicut lac cor meum bonum mihi quia humiliasti me" proprio nel momento giusto perché il monarca si unisse ai religiosi continuando: " Ut discam iustificationes tua".

 

Forse è dalla Certosa che Francesco I annuncia alla madre, Louise De Savoie, la sconfitta subita scrivendo: "De toute chose ne m'est demeuré que l'honneur et la vie qui est sauve". Frase che passa alla storia del tutto modificata: "Tout est perdu hors l'honneur".